Incontro con l'autore: Fabio Geda


25 gennaio, Fabio Geda

"Esco e vivo": così nasce la letteratura

Sono state due ore diverse dal solito quelle di mercoledì 25 gennaio, per alcuni studenti del Galfer, che hanno avuto l'opportunità di incontrare e dialogare con lo scrittore Fabio Geda, autore di Nel mare ci sono i coccodrilli e L'estate alla fine del secolo, romanzi che alcuni di noi hanno avuto modo si apprezzare come lettura personale prima che come lettura suggerita dai docenti del Liceo per i mesi estivi di passaggio dalla scuola Media alla Scuola Superiore.

Fin dalle prime parole Fabio Geda si è presentato come un uomo che ama raccontare storie, perchè ogni storia è un pezzo di realtà e, per lui, fare letteratura vuol dire questo. Le prime domande da parte nostra sono nate dopo un po' di esitazione e timidezza, ma poi ha vinto la curiosità di capire com’è il mondo visto dagli occhi di uno scrittore. Siamo rimasti affascinati da come la sua fantasia sia continuamente stimolata dall’osservazione delle persone e della loro vita. L’imbarazzo iniziale quindi è stato presto superato e le domande si sono fatte più varie e incalzanti. Il clima è diventato molto più informale, come parlare con un amico, un amico che ti ascolta, a cui interessa ciò che dici. Questo incontro è stato fantastico proprio per questo: non sembrava una conferenza con un autore, ma una piacevole chiacchierata su passioni, obiettivi, ambizioni e su come si cambia crescendo. Adesso non stupisce più il fatto che proprio lui abbia scritto Nel mare ci sono i coccodrilli, il suo terzo romanzo, che ha venduto quattrocentomila copie e è stato tradotto in ventotto paesi, riuscendo a raccontare, attraverso lo sguardo di un bambino, tanto il dramma quanto il riscatto di chi deve lasciare il proprio paese.

Ecco un piccolo assaggio di quelle piacevoli due ore passate con lui:

Come ha fatto a diventare scrittore?

Ho sempre avuto la passione per la scrittura e ho sempre scritto anche prima di farlo come lavoro. Ho fatto per molti anni l’educatore in comunità di ragazzi, venendo a contatto con molte storie e realtà diverse da cui ho tratto ispirazione per i miei racconti. Ho pubblicato il mio primo romanzo quando ho pensato che ciò che avevo scritto potesse avere qualcosa da raccontare anche agli altri.

Qual è stato il suo primo racconto?

Ho scritto il mio primo racconto in terza liceo scientifico per un concorso letterario indetto dalla scuola. Era un romanzo horror che avevo composto ispirandomi a Stephen King, di cui leggevo moltissimi libri. Sono stato il ragazzo più popolare della scuola per un giorno: è stato fantastico!

Come si passa dall’avere un’idea allo scrivere un romanzo?

Per scrivere un libro io parlo di “carotaggio della realtà”, faccio cioé come fanno i tecnici quando prendono un campione di terreno per analizzarlo. In questo modo è nato Nel mare ci sono i coccodrilli: Enaiatollah aveva una storia e gli occhi giusti per raccontare altre mille storie di immigrazione.

Pensa già all’inizio come debba essere la struttura del racconto o la stabilisce scrivendo?

Secondo me gli autori si dividono in due gruppi: gli “esploratori” e gli “architetti”. Gli “esploratori” iniziano a scrivere una storia senza sapere come andrà a finire, cambiando i dettagli in corso d’opera, facendo appunto un’avventura in essa. Gli “architetti” invece decidono già da subito la struttura del romanzo e devono solo poi aggiungere i dettagli, come gli architetti arredano le stanze di un palazzo finito. Io sono un “architetto”!

Scrive con l’intento di trasmettere messaggi particolari attraverso i suoi libri?

Come ho detto in precedenza io scrivo per raccontare storie e quindi realtà diverse. Ogni storia ha sempre qualcosa di nuovo da insegnarci e sta al lettore trovare i messaggi che essa contiene. Quando un lettore trova dei significati nascosti nei miei libri non sono quasi mai voluti, ma questo vuol dire che la storia gli ha trasmesso qualcosa.

Cosa accomuna i suoi libri?

Sicuramente il fatto che i protagonisti siano sempre dei ragazzi e direi che il tema del dialogo fra generazioni è centrale nei miei libri. I racconti che hanno come protagonisti dei ragazzi, infatti, raggiungono tutti: i ragazzi, perché vi si riconoscono; gli adulti, perché ritornano all'adolescenza vissuta. 

Consiglia ad altri giovani appassionati di scrittura di fare questo mestiere?

Sicuramente sì. Ma soprattutto consiglio a tutti di capire cosa piace loro fare e di diventare bravi nel farlo. Bisogna sempre tentare di seguire le proprie passioni, anche facendo altro nella vita. Io ho lavorato per un certo periodo come educatore e grazie a questo ho conosciuto persone e storie. Il mio primo romanzo è nato circa vent’anni dopo il mio primo racconto, quindi nel frattempo ero cambiato. Oggi faccio lo scrittore, il lavoro dei miei sogni. Quindi, ragazzi, seguite sempre le vostre passioni!

(di Davide Ricciardella - 1F)

Impressioni in libertà...la parola ai ragazzi

Avere incontrato Geda ha stravolto tutte le mie aspettative sugli scrittori: uno scrittore, per me, è sempre stato un pazzo, uno che non esce mai di casa, che si alza la mattina e senza neanche lavarsi la faccia si butta sulla poltrona e inizia a scrivere. Scorbutico, non abituato a relazionarsi con gli altri, ma solo con il suo mondo immaginario. Ho capito che lo scrittore può essere anche una persona"normale".

La risposta che mi è piaciuta di più è stata quella alla domanda "Come affronta lei il blocco dello scrittore?". "Esco e vivo.". Quanta verità c'è in queste parole: uscendo puoi fare una pausa, schiarirti le idee e ...di spunti ne trovi!

E' bello sapere che qualcuno si discosta da questa ondata di pessimismo in cui si dice che si può fare qualcosa nella vita solo se si è "figli di....". Ognuno può e deve credere in se stesso e nelle proprie capacità.

A me non piace molto leggere, ma dopo questo incontro probabilmente leggerò un po' di più.

Ho capito che non scegliamo chi diventare o cosa fare fin da bambini. Che il lavoro dello scrittore non è facile come può sembrare. Che per scrivere un libro non ci vogliono solo le mani dello scrittore ma anche molte altre.

Ho realizzato che scrittori non si nasce, che devi avere delle storie da raccontare.

Quanto lavoro c'è in ogni libro e quanta fatica bisogna fare per riuscire a pubblicare uno scritto!

Non avevo mai pensato prima di poter incontrare l'autore di un libro. E ho capito che gli scrittori vedono il mondo da un punto di vista diverso.

Dietro ogni libro, dietro ogni storia, c'è una persona!